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Villa di Collina

Fattoria di Collina

La villa di Collina si erge al centro di un imponente terrapieno sostenuto da bastioni a scarpa che danno al complesso villa-fattoria l’aspetto di una fortezza.

Come sembrerebbero indicare alcuni indizi strutturali (paramenti murari e archi tamponati) e consolidate teorie espresse dagli studiosi fin dall’inizio del Novecento, la villa sorge forse su un edificio preesistente, le cui funzioni però non sono conosciute.

Tuttavia la posizione a dominare sia la Val di Marina che la Valle di Legri, fa pensare ad antiche fortificazioni, forse appartenenti agli Aliotti, uno dei rami della consorteria dei Visdomini, nome con cui erano genericamente indicati piccoli signori locali, il cui potere proveniva probabilmente dalle potenti famiglie feudali delle terre vicine tra cui si distinguevano i Guidi (cui apparteneva la curtis di Calenzano).

Come molte altre terre del contado di Calenzano, anche Collina nel corso del Trecento passò ai frati domenicani del convento di Santa Maria Novella a Firenze.

Agli inizi del Cinquecento il marchese Alamanno Salviati, l’antica famiglia del Sesto di Porta San Piero che proprio in quel momento stava iniziando il periodo di massima ascesa sociale, comprò proprio dai frati le terre di Collina. Imparentati coi Medici (Maria di Jacopo di Giovanni Salviati fu la madre di Cosimo I) e secondi solo a loro per ricchezza, i Salviati chiamarono a lavorare alla villa di Collina gli artisti più importanti del tempo: tra questi, nel 1553, Baccio Bandinelli, cui fu affidata da Filippo di Averardo Salviati l’ultimazione della forte villa di Collina (termine che sottolinea la fortificazione come elemento caratterizzante l’edificio).
Da notare che solo un anno prima, ai tempi della guerra contro Siena, a Baccio Bandinelli era stato affidato il riassetto difensivo di Porta San Frediano e questa esperienza forse fu utile per erigere il possente bastione a scarpa che circonda la villa di Collina.

Negli anni successivi il complesso villa-fattoria fu portato velocemente a termine. Il figlio di Filippo Salviati, Antonio, affidò al pittore fiorentino Bernardino Barbadelli detto il Poccetti la decorazione dell’Oratorio della Visitazione caratterizzata da 5 tondi raffiguranti episodi della vita di San Giovanni Battista (patrono dei Salviati) e dalla grande volta a botte decorata a grottesche. Ad Antonio Salviati si deve inoltre la costruzione della Ragnaia, il casino di Caccia e l’edificio del Podere Casa Nuova che andavano a completare la villa.

Vocazione prevalente della tenuta dovevano essere allora le attività venatorie e la pesca. Già nelle carte dei Capitani di Parte (anni Ottanta del XVI secolo) le terre intorno alla villa erano denominate "boschi e uccellare dei Salviati" e qualche anno più tardi, nel 1618, un decreto granducale istituì la "Bandita di caccia, uccellagione e pesca in Val di Marina di proprietà dei Salviati".
Particolarmente rinomato era anche il vino prodotto nella Fattoria, tanto che intorno alla metà del Settecento il poeta Francesco Redi ne tesseva le lodi attraverso le parole dedicate dal dio Bacco al fedele discepolo e buon Salviati:
"Egli sovente con divota mano
Offre diademi alle mie sacre chiome
Ed io Lui sano preservo
Da ogni mal crudo e protervo:
Ed intanto
Per mia gioia tengo accanto
Quel grande onor di sua real Cantina
Vin di Val di Marina"

La villa di Collina rappresenta quindi un ottimo esempio di villa signorile in contado, costruita secondo un progetto unitario realizzato nel corso dei secoli dai discendenti di Alamanno Salviati.

Qui il legame fisico tra villa-fattoria e ambiente (naturale e costruito) diviene perfetto: la villa è certamente il punto di riferimento dell’ambiente circostante, ma da questi essa stessa dipende per il suo funzionamento ed il suo mantenimento in un raffinato equilibrio tra lavoro ed ozio, tra annessi agricoli e dimore signorili.

Nel 1843 il complesso venne acquistato per 1200 fiorini da Marianna di Lorenzo Ginori Lisci, la famiglia che aveva appena fondato la prestigiosa fabbrica di ceramiche di Doccia e che vedeva nei boschi della tenuta di Collina una comoda riserva di materia prima.

Tuttavia già nella seconda metà del secolo, i nuovi proprietari incentivarono ed incrementarono la vocazione agricola di Collina. A ribadire questo nuovo legame, vennero apposti sulle porte d’ingresso dei principali anessi della villa gli stemmi gentilizi dei Venturi-Ginori-Lisci. A questo proposito, va ricordato come negli anni Trenta del Novecento proprio la fattoria di Collina, sotto la gestione del fattore Guido Baldi, partecipò alle sperimentazioni agricole distinguendosi per l’impianto dell’oliveto razionale e per l’allevamento delle mucche di razza Calvana. Vocazione agricola che la villa mantiene tuttora.

Scheda informativa a cura del Dr. Fabrizio Trallori

15/05/2007
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