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Fascismo e Resistenza a Calenzano

villa di collinaNel periodo che va dalla fine del 1943 a gran parte del 1944, Calenzano è teatro di operazioni militari che all’inizio vidono contrapposte formazioni partigiane e nazifasciste e poi il passaggio delle truppe alleate nei giorni della Liberazione, avvenuta il 6 settembre 1944. 

La battaglia di Valibona è l’episodio più significativo di questi eventi e costituisce il primo scontro a fuoco in Toscana tra la Resistenza e le formazioni repubblichine.

Don Grazzini, pievano di San Severo a Legri, ricordò l’accaduto in una lettera alla Curia fiorentina, associandolo alla presenza in zona del famigerato Battaglione Muti e con considerazioni particolari sul Maresciallo dei Carabinieri di Calenzano Pierantozzi, morto in tale circostanza:Ad essi vanno aggiunti i partigiani calenzanesi caduti durante la Guerra di Liberazione: Dino Ciolli e Siro Romanelli, Enzo Cherzani e Salvanti Arsiero; i 42 militari italiani di origine calenzanese, caduti o dispersi nel corso del Secondo conflitto mondiale; i caduti o dispersi nei lager nazisti: Agostino Pollastri, Corrado Stefani, Pietro Brunetti, Bruno Collini, Corrado Fantini; i cittadini rimasti uccisi dai bombardamenti o a seguito di incursioni aeree: Osanna Lici, Laurina Ceccherini, Gastone Salvi, Gaetano Burchi, Carlo Matteucci, Mario Picconi, Marisa Micheloni, Dino Segatori, Annunziata Fanciullacci, Clementina Facchini.

"...si ebbero fatti gravi a Valibona… ove trovò la morte il Maresciallo: però non si sa se colpito dai partigiani o dai fascisti, che lui non voleva accompagnare a questa operazione...".

Nel periodo della Repubblica Sociale numerose sono le rappresaglie tedesche sulla popolazione; a simbolo di questa strategia barbara e inumana è assurto Don Eligio Bortolotti parroco di Querceto, seviziato e fucilato sopra Sommaia la sera precedente la Liberazione di Calenzano. 

Il 6 settembre 1944 Calenzano viene infatti liberata. 

Finisce così il terribile incubo dell’occupazione nazista e della Repubblica Sociale Italiana.

Anche un paese come Calenzano, quasi esclusivamente rurale e con poche migliaia di abitanti, ne esce duramente provato.

Questo l’elenco degli ingenti danni materiali redatto dalla Giunta provvisoria del Comitato di Liberazione:

• danneggiati 20 ponti di cui 6 tra i più importanti completamente distrutti: Ponte Nuovo, Ponte della Chiusa, Ponte alla Molina, Ponte alla Fogliaia, Ponte di Carraia, Ponte alle Palle;
• quattro scuole semidistrutte e molte altre danneggiate;
• l’acquedotto comunale inservibile perché minato in più punti;
• le strade comunali e provinciali col fondo stradale interamente sconvolto e in moltissimi
tratti intransitabile;
• case: 334 vani distrutti e 450 semidistrutti;
• 500 senzatetto. 

Saccheggiate tutte le case del Comune: quello che non possono asportare viene distrutto, anche la sede comunale viene danneggiata nella mobilia e nei documenti.

Ancora più duro e doloroso l’elenco delle vittime civili e militari.

Tra le morti più odiose quelle delle vittime delle atrocità tedesche: Evelina Giorgetti, uccisa perché si rifiuta di aderire alle immonde richieste dei tedeschi;  il colono Ottavio Migliori, ucciso senza ragione dopo essere stato costretto ad accompagnare il proprio maiale nel bosco; Emanno Tagliafraschi, Giulio Squilloni, Fosco Bessi, Guido Sarti, Armido Cioni vengono presi mentre escono dalle gallerie della cementizia di Settimello ed, accusati di spionaggio, uccisi immediatamente a colpi di fucile. Anche Don Eligio Bortolotti, parroco di Querceto, è vittima delle rappresaglie tedesche e viene ucciso a Sommaia dalle truppe in ritirata.

Ultimo aggiornamento 26/06/2015


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