Salta ai contenuti. | Salta alla navigazione

Lanciotto Ballerini

lanciotto immagine"Comandante dal settembre 1943 la prima Formazione Garibaldina Toscana, la guidò valorosamente per quattro mesi nelle sue molteplici azioni di guerra.
Con soli 17 uomini affrontava preponderanti forze nemiche e dopo aver inflitto fortissime perdite, sì da costringerle a ritirarsi su posizioni retrostanti, assaliva arditamente da solo, al lancio di bombe a mano, l’ultima postazione che ancora minacciava la sorte dei suoi uomini.
Cadeva, nel generoso slancio, colpito in fronte dal fuoco nemico. 3 gennaio 1944".

(Motivazione Medaglia d’Oro)

Nasce a Campi Bisenzio il 15 agosto 1911 da Felice e Antigone. I Ballerini erano una famiglia numerosa, di sette figli. Il padre Felice si occupava dell’attività di macellazione e di commercio carni, specialmente di ovini, mestiere di tutta la famiglia.  L’infanzia di Lanciotto é come quella di tanti suoi coetanei, vita di campagna, lavoro e scuola.
Da giovanissimo mostra eccellenti doti fisiche, alto e fortissimo si avvicina allo sport del pugilato (1927). Diventa campione nazionale dei pesi medi, categoria primi pugni, che lo porta a incontrarsi con grandi nomi del pugilato dell’epoca. Questa parentesi sportiva si chiude con la chiamata alle armi nel 1931.
Dopo pochi anni, nell’ottobre 1935, viene richiamato alle armi per la guerra in Etiopia, esperienza contrassegnata da atti di eroismo e generosità, ma anche da una scarsa tolleranza per i comandi e la disciplina militare.
Al suo ritorno a Campi Bisenzio, a Lanciotto viene subito offerta la tessera fascista, che rifiuta in nome delle proprie e della sua avversione alle gerarchie. Perde così ogni possibilità di lavoro e sicurezza per sé e per la sua famiglia.
I Ballerini vengono segnalati come antifascisti (il padre di Lanciotto, Felice, era amico di Gino Tagliaferri, esponente del partito comunista, infatti, dal 1942, numerosi furono i contatti tra i due) e in più c’era quella grande amicizia sospetta con il sovversivo Ferdinando "Nandino" Puzzoli (registrato come anarchico dalla Prefettura di Firenze).
Il 5 aprile 1937 Lanciotto sposa Carolina Cirri, una ragazza di San Giorgio che gli dà ben presto una figlia, Amapola. Nell’aprile del 1939 Mussolini occupa l’Albania e Lanciotto viene richiamato alle armi nel maggio 1939. Con la definitiva entrata in guerra dell’Italia nel 1940, Lanciotto viene chiamato a combattere sul fronte greco e jugoslavo (zona Montenegro), in questo periodo, tramite alcune testimonianze, pare che Lanciotto abbia avuto buoni rapporti con i partigiani jugoslavi, pur facendo parte dell’esercito invasore. Il fratello Vittorio, che era  insieme a lui in Jugoslavia, così lo ricorda - La sera spesso si allontanava di nascosto dal campo della divisione, prendeva una bicicletta e andava ad avvertire i paesi e i villaggi che all’indomani sarebbe passato l’esercito italiano fascista e che avrebbero subìto un attacco indiscriminato -. Riesce così a salvare donne, bambini ed anziani.
Al momento dell’ 8 settembre 1943, all’età di 32 anni, Lanciotto è a Firenze, assegnato all’84° reggimento fanteria.
Mentre è ricoverato in ospedale, decide di tornare a casa. I vertici fiorentini del Partito comunista fiorentino, Gino Tagliaferri e Giuseppe Rossi, prendono contatti con il padre di Lanciotto e tengono, l’11 settembre, una riunione a Campi Bisenzio per organizzare la prima esperienza di guerra di Resistenza ai nazifascisti.
All’incontro clandestino prendono parte numerosi antifascisti locali, con lo scopo di creare prima di tutto un cordone di sicurezza intorno alla loro comunità. Lanciotto, insieme ad altri patrioti locali, entra in azione in quei primi giorni di ribellione, assaltando un carro armato guidato da camicie nere che transitava all’Osmannoro, presso la località detta "Casa Bianca", dal quale preleva tutto ciò che poteva essere utile alla nuova formazione: i proiettili, le armi e la mitragliatrice "Breda" che porterà con sé prima a Monte Morello e poi a Valibona, teatro della battaglia in cui Lanciotto muore, il 3 gennaio 1944.
I familiari hanno il permesso di recuperare il corpo solo dopo cinque giorni. La salma del comandante partigiano viene portata a Campi Bisenzio, dove ad attenderlo c’è tutta la comunità locale.
"C’era il mondo - ricorda la moglie – Un’incredibile folla di persone commosse, con tanti fiori rossi, tanti i partigiani armati scesi dalle montagne". 
Il nome "Lanciotto" viene dato a una divisione partigiana ricostituita sul Monte Giovi, che in seguito partecipa alla Liberazione di Firenze.

Ultimo aggiornamento 13/05/2016


HTML 5
CSS 3